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Ricongiungimento familiare: servono due anni di soggiorno, ma non per i figli minori

Per far venire in Italia il coniuge, un figlio maggiorenne a carico o un genitore devi avere due anni di soggiorno legale ininterrotto: lo chiede il decreto-legge 145/2024. Per i figli minorenni quel requisito non c’è. Servono anche un reddito che nel 2026 parte da 10.651,68 euro e una casa dichiarata idonea dal comune. «Soggiorno legale» non vuol dire residenza: le prefetture non lo contano tutte allo stesso modo. Il nulla osta arriva entro 150 giorni.

Redazione Bahay 8 min di lettura

Una famiglia aspetta all’uscita degli arrivi di un aeroporto
In questo articolo
  1. I due anni si contano al giorno in cui presenti la domanda
  2. Soggiorno legale non vuol dire residenza
  3. Per i figli minori i due anni non servono
  4. Chi puoi far venire e chi no
  5. Il reddito: nel 2026 si parte da 10.651,68 euro
  6. L'alloggio lo dichiara idoneo il comune, non tu
  7. La domanda si fa online, con lo SPID
  8. Centocinquanta giorni per il nulla osta, poi trenta per il visto
  9. Arrivato in Italia: otto giorni per chiedere il permesso
  10. Se il familiare è già in Italia si chiama coesione familiare
  11. Dove si va se il caso è complicato

Portare in Italia il marito, la moglie, un figlio o un genitore si chiama ricongiungimento familiare. È una procedura lunga — solo il primo passo può richiedere cinque mesi — e dal 2024 ha un requisito in più che ferma molte domande prima ancora che partano: due anni di soggiorno legale in Italia. Non vale per tutti i familiari ed è la prima cosa da guardare.

I due anni si contano al giorno in cui presenti la domanda

Il decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, convertito dalla legge 9 dicembre 2024, n. 187, ha aggiunto il comma 1-bis all'articolo 28 del Testo unico sull'immigrazione (il decreto legislativo 286/1998). Dice che chi chiede il ricongiungimento deve avere alle spalle un periodo ininterrotto di soggiorno legale di almeno due anni nel territorio italiano.

Due cose contano più di tutte. La prima: il momento che si guarda è quello della domanda, non quello in cui il familiare arriva. La seconda: i due anni devono essere ininterrotti. Se hai avuto un periodo senza un permesso valido, quanto pesa quel buco nel tuo caso lo dice solo chi ha in mano i tuoi documenti: falli guardare a un patronato prima di pagare bolli e certificati.

Il requisito non si applica a chi ha un permesso ottenuto con il riconoscimento della protezione internazionale, cioè asilo o protezione sussidiaria.

Soggiorno legale non vuol dire residenza

La legge dice «soggiorno legale» e non spiega che cosa sia. Sono due cose diverse e vale la pena tenerle separate.

Il soggiorno è il tuo titolo a stare in Italia: il permesso di soggiorno, la carta di soggiorno, il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo. La residenza è l'iscrizione all'anagrafe del comune dove vivi, quella che chiedi con la dichiarazione di residenza. Le due cose sono legate — il comune iscrive all'anagrafe chi soggiorna regolarmente — ma le date quasi mai coincidono: chi è arrivato a marzo e ha dichiarato la residenza a novembre ha due date lontane otto mesi.

Ed è proprio qui che le prefetture non dicono tutte la stessa cosa. La Prefettura di Chieti, sulla sua pagina, spiega il requisito così: il cittadino straniero «deve essere regolarmente iscritto all'anagrafe italiana da almeno due anni». La Prefettura della Spezia ripete la legge e non definisce niente. Prima di mettere insieme i documenti, chiedi alla prefettura della tua provincia da quale data conta i due anni: se la tua residenza è più recente del tuo permesso, quella differenza può valere mesi di attesa.

Due cose verificate che tolgono un dubbio frequente. La prima: anche il tipo di permesso conta — l'articolo 28 chiede una carta di soggiorno oppure un permesso di durata non inferiore a un anno rilasciato per lavoro subordinato o autonomo, protezione internazionale, studio, motivi religiosi o motivi familiari. La seconda: se il tuo permesso è in rinnovo, la ricevuta della richiesta di rinnovo permette di presentare la domanda di nulla osta, quindi non devi aspettare il documento nuovo per far partire la pratica.

Per i figli minori i due anni non servono

La legge elenca i familiari che si possono ricongiungere in quattro lettere dell'articolo 29 e la regola dei due anni ne richiama solo tre: la a) il coniuge, la c) i figli maggiorenni a carico, la d) i genitori a carico. La lettera b), i figli minorenni, non è richiamata.

Vuol dire che per chiedere il ricongiungimento di un figlio minorenne i due anni non si aspettano. Restano gli altri requisiti — reddito, alloggio, consenso dell'altro genitore — ma il tempo di soggiorno non è un ostacolo.

Chi puoi far venire e chi no

  • Il coniuge, non legalmente separato e maggiorenne.
  • I figli minorenni, anche del coniuge o nati fuori dal matrimonio, non sposati. Se l'altro genitore esiste, serve il suo consenso.
  • I figli maggiorenni a carico, quando non possono provvedere a se stessi per uno stato di salute che comporta invalidità totale.
  • I genitori a carico, se non hanno altri figli nel paese di origine, oppure i genitori che hanno più di 65 anni se gli altri figli non possono mantenerli per gravi motivi di salute documentati.

Fuori da questo elenco non si va: il compagno o la compagna con cui non sei sposato, i fratelli, le sorelle, i nipoti e gli zii non rientrano nel ricongiungimento familiare.

Il reddito: nel 2026 si parte da 10.651,68 euro

Devi dimostrare un reddito annuo, da fonti lecite, almeno pari all'assegno sociale annuo aumentato della metà per ogni familiare che vuoi far venire. Nel 2026 l'assegno sociale è di 546,24 euro al mese, cioè 7.101,12 euro all'anno su tredici mensilità (circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025).

Familiari da ricongiungereReddito minimo 2026
uno10.651,68 €
due14.202,24 €
tre17.752,80 €

C'è una regola a parte per i bambini: se porti due o più figli sotto i 14 anni serve in ogni caso il doppio dell'assegno sociale annuo, cioè 14.202,24 euro nel 2026, qualunque sia il numero dei figli.

Nel conto entra anche il reddito dei familiari che vivono con te in Italia: se tuo fratello abita con te e lavora, il suo reddito si somma al tuo. L'assegno sociale cambia ogni anno, quindi la cifra da raggiungere cambia con lui: quella qui sopra vale per le domande presentate nel 2026.

L'alloggio lo dichiara idoneo il comune, non tu

Serve una casa che rispetti i requisiti igienico-sanitari e di idoneità abitativa. Non lo decidi tu e non basta il contratto d'affitto: lo accerta l'ufficio del comune dove si trova l'alloggio, con il documento che quasi ovunque si chiama certificato di idoneità alloggiativa. Chiedilo per primo, perché in molti comuni ci vogliono settimane e senza quel foglio la domanda non parte.

Per i bambini c'è una via più corta: per un figlio sotto i 14 anni che viene a vivere con un genitore basta il consenso del titolare dell'alloggio dove il bambino abiterà davvero.

Se il familiare che porti ha più di 65 anni serve anche una copertura sanitaria: un'assicurazione oppure l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale.

La domanda si fa online, con lo SPID

La domanda di nulla osta si presenta allo Sportello unico per l'immigrazione della prefettura della provincia dove abiti e si presenta solo per via telematica, dal portale del Ministero dell'Interno, entrando con lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Allo sportello di persona non si va per consegnare: ci si va, quando serve, su convocazione.

Centocinquanta giorni per il nulla osta, poi trenta per il visto

Il tempo per il nulla osta è passato da 90 a 150 giorni: lo ha cambiato l'articolo 7 del decreto-legge 3 ottobre 2025, n. 146, convertito dalla legge 1° dicembre 2025, n. 179. Sono cinque mesi in cui non succede niente di visibile ed è normale: mettilo in conto quando fai i piani, soprattutto se pensavi a un arrivo prima dell'estate o prima dell'inizio della scuola.

Quando il nulla osta è pronto, il familiare va alla rappresentanza diplomatica italiana — ambasciata o consolato — del paese dove si trova, con i documenti che provano il rapporto di parentela e chiede il visto d'ingresso per ricongiungimento familiare. Il visto si rilascia entro trenta giorni dalla richiesta.

Arrivato in Italia: otto giorni per chiedere il permesso

Entro otto giorni lavorativi dall'ingresso il familiare deve chiedere il permesso di soggiorno per motivi familiari, con il kit postale che si ritira all'ufficio postale: come si compila lo trovi nella guida al kit giallo. In alcune province lo Sportello unico convoca prima il familiare per la firma: se nella comunicazione che accompagna il nulla osta c'è un appuntamento, quello viene prima di tutto il resto.

Il permesso per motivi familiari permette di lavorare e di studiare e dura quanto il permesso di chi ha chiesto il ricongiungimento.

Se il familiare è già in Italia si chiama coesione familiare

Il ricongiungimento serve a far entrare qualcuno che è all'estero. Se il tuo familiare è già in Italia con un permesso valido, la strada è un'altra e si chiama coesione familiare: si chiede in questura, senza nulla osta e senza visto. I requisiti di reddito e di alloggio restano, ma la procedura è diversa: chiedi allo sportello quale delle due riguarda il tuo caso prima di cominciare a raccogliere i documenti.

Dove si va se il caso è complicato

Un ricongiungimento con un matrimonio celebrato all'estero, un figlio riconosciuto da un solo genitore, un divorzio di mezzo o un buco nel soggiorno non è una pratica da fare da soli. I patronati e le associazioni che seguono immigrazione lo fanno tutti i giorni e molti comuni hanno uno sportello dedicato. Non tutti i servizi sono gratuiti: chiedi il costo prima di firmare qualsiasi cosa.

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