Appena arrivato in Italia: le tre cose da fare, in ordine
Otto giorni lavorativi dall'ingresso, e la sveglia non suona. Lo Sportello Unico in Prefettura, il kit alle poste abilitate, la dichiarazione di residenza al comune: chi deve fare cosa, in che ordine e che cosa non deve perdere.
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I primi giorni in Italia sono quelli in cui si fanno più errori, e sono anche quelli che contano di più: c'è un termine di otto giorni lavorativi che parte dal momento in cui entri, e non aspetta che tu abbia trovato casa, capito la lingua o riposato dal viaggio.
Le cose da fare sono tre, e vanno fatte in quest'ordine.
Prima di tutto: qual è la tua strada
Il primo passo non è uguale per tutti. Dipende da come sei entrato in Italia.
| Sei entrato con | Il tuo primo passo |
|---|---|
| Visto per lavoro subordinato (decreto flussi, con nulla osta) | Sportello Unico per l'Immigrazione, con il datore di lavoro |
| Visto per ricongiungimento familiare (con nulla osta) | Sportello Unico per l'Immigrazione |
| Altri motivi: studio, lavoro autonomo, cure, residenza elettiva… | Direttamente alle poste abilitate: per te il passo 1 non c'è |
Se non sai in quale riga ti trovi, guarda il visto sul passaporto: c'è scritto il motivo. Se sul visto è indicato un nulla osta con un numero, la tua strada passa dallo Sportello Unico. Il nulla osta esiste solo per il lavoro subordinato e per il ricongiungimento familiare: per tutti gli altri motivi non c'è, e non c'è nemmeno il passaggio in Prefettura.
Prima ancora: chi ti ospita ha 48 ore
C'è un adempimento che scatta prima di tutti gli altri e che non tocca a te: tocca a chi ti dà alloggio.
L'articolo 7 del testo unico sull'immigrazione dice che chiunque dia alloggio o ospiti un cittadino non comunitario — anche se è un parente, anche se è per pochi giorni, anche se non prende un euro — deve farne comunicazione scritta entro quarantotto ore all'autorità locale di pubblica sicurezza. È la cosiddetta dichiarazione di ospitalità. Vale anche per chi ti affitta o ti vende casa.
- Chi la fa: il proprietario, l'affittuario, il parente, l'amico — chiunque ti stia ospitando. Non tu.
- Entro quando: quarantotto ore da quando prendi possesso dell'alloggio.
- Dove: alla Questura o al commissariato; dove non c'è un ufficio di polizia, al Comune. Molte questure accettano anche l'invio per posta elettronica certificata: il modulo e l'indirizzo sono sul sito della questura della tua provincia.
- Se non la fa: è prevista una sanzione amministrativa a carico di chi ospita, e si applica per ogni persona non comunicata.
Dillo a chi ti ospita il giorno stesso in cui arrivi: quasi nessuno lo sa, e la multa arriva a lui, non a te. E c'è un motivo in più per farla: la copia di quella dichiarazione ti servirà dopo, quando dovrai dire al comune a che titolo occupi la casa nella dichiarazione di residenza.
1. Lo Sportello Unico, entro otto giorni lavorativi
Lo Sportello Unico per l'Immigrazione è un ufficio che sta dentro la Prefettura — l'ufficio del Governo in ogni capoluogo di provincia. Ce n'è uno in ogni provincia, e quello competente per te è quello che ha rilasciato il nulla osta: non necessariamente quello della città dove abiti adesso.
Che cosa succede lì dipende dal motivo:
- Lavoro subordinato. Ci vai insieme al datore di lavoro e si firma il contratto di soggiorno: è il documento in cui il datore di lavoro si impegna sull'alloggio e sulle spese di ritorno. Da lì parte la domanda di permesso di soggiorno.
- Ricongiungimento familiare. Ci vai tu, e lo Sportello Unico compila e ti consegna il modulo di richiesta del permesso di soggiorno.
Non presentarsi non è una dimenticanza rimediabile: chi non si presenta allo Sportello Unico nei termini è considerato irregolarmente presente sul territorio. È il passaggio più importante di tutta questa guida.
Che cosa portare
- Passaporto con il visto d'ingresso.
- La convocazione o la lettera dello Sportello Unico, se l'hai ricevuta.
- Il codice del nulla osta.
- Per il lavoro: il datore di lavoro, di persona, con i suoi documenti.
2. Il kit alle poste abilitate
La domanda di permesso di soggiorno si presenta con un plico che si chiama kit, e si spedisce da un ufficio postale abilitato — non da tutti gli uffici postali: sono quelli con lo Sportello Amico. Il kit si ritira lì, gratis, e si compila prima di tornare a spedirlo.
Il termine è lo stesso: otto giorni lavorativi dall'ingresso in Italia. Lavorativi vuol dire che non si contano domeniche e festivi — ma non è un margine su cui contare: è un termine corto, e gli uffici hanno le loro code.
La cosa da non perdere mai
Quando spedisci, l'ufficio postale ti dà una ricevuta con un numero. Quella ricevuta è il tuo documento finché il permesso non arriva: dimostra che la domanda è stata presentata nei termini, serve per l'iscrizione in anagrafe, serve al datore di lavoro, serve alla banca. Fanne subito due fotocopie e una foto sul telefono.
Sulla ricevuta c'è anche il codice identificativo con cui si segue la pratica sul sito della Polizia di Stato, e con cui si scopre la data dell'appuntamento in Questura per le impronte digitali.
I costi
Il costo non è una cifra sola: è fatto di più voci — la marca da bollo, il contributo per il permesso, le spese di spedizione, il costo del permesso elettronico. Gli importi cambiano nel tempo e cambiano con il tipo e la durata del permesso: chiedili allo sportello o guardali sul sito del Ministero prima di andare, e diffida di chi te li dice a memoria.
3. La dichiarazione di residenza al comune
La terza cosa è dire al comune dove abiti che ci abiti. Si chiama dichiarazione di residenza e ti fa entrare nell'anagrafe della popolazione residente.
Da lì dipendono cose che servono subito: la carta d'identità italiana, i certificati, l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale e quindi il medico di base, l'iscrizione dei figli a scuola.
La notizia buona: non devi aspettare il permesso di soggiorno. Chi è in attesa del primo permesso per lavoro subordinato o per ricongiungimento familiare si iscrive in anagrafe allegando la ricevuta della domanda insieme agli altri documenti. È scritto nell'allegato A del modulo ministeriale — ed è un altro motivo per non perdere quella ricevuta.
Il modulo è lungo e pieno di caselle. Nella nostra guida alla dichiarazione di residenza è spiegato campo per campo, e nei moduli guidati lo compili rispondendo a domande semplici nella tua lingua.
Quando hai la residenza, non è finita
Ottenuta la residenza cominciano due cose che tornano nel tempo, e che è meglio sapere adesso che scoprire dopo:
- A ogni rinnovo del permesso di soggiorno devi tornare al comune e rinnovare la dichiarazione di dimora abituale, entro sessanta giorni. Non è una formalità: se non la fai, dopo sei mesi dalla scadenza del permesso il comune può cancellarti dall'anagrafe. Ne abbiamo scritto una guida a parte.
- Controlla che il tuo nome sia scritto uguale ovunque — passaporto, permesso di soggiorno, codice fiscale, tessera sanitaria. Se sei filippino questo punto ti riguarda da vicino, per via del nome di mezzo: anche lì c'è una guida dedicata.
Gli errori che costano più tempo
- Contare i giorni dal momento sbagliato. Gli otto giorni lavorativi partono dall'ingresso in Italia, non da quando trovi casa o da quando firmi il contratto.
- Andare in un ufficio postale qualsiasi. Il kit si spedisce solo dagli uffici abilitati: chiedi prima, o perdi un giorno.
- Presentarsi allo Sportello Unico senza il datore di lavoro, quando il motivo è il lavoro subordinato: il contratto di soggiorno si firma in due.
- Perdere la ricevuta. È il documento che ti tiene in regola finché il permesso non arriva.
- Rimandare la residenza aspettando il permesso. Con la ricevuta si può fare subito, e ogni mese di attesa è un mese in meno di anzianità anagrafica — che conta per il permesso di lungo periodo e per la cittadinanza.
Questa guida spiega la procedura nazionale. Ogni Prefettura, ogni Questura e ogni comune hanno i propri orari, i propri appuntamenti e a volte qualche documento in più: i loro siti restano il posto dove controllare i dettagli. Se la tua situazione è particolare, un CAF, un patronato o lo Sportello Unico stesso possono guardarla con te.
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