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Appena arrivato in Italia: le tre cose da fare, in ordine

Otto giorni lavorativi dall'ingresso, e la sveglia non suona. Lo Sportello Unico in Prefettura, il kit alle poste abilitate, la dichiarazione di residenza al comune: chi deve fare cosa, in che ordine e che cosa non deve perdere.

7 min di lettura

In questo articolo
  1. Prima di tutto: qual è la tua strada
  2. Prima ancora: chi ti ospita ha 48 ore
  3. 1. Lo Sportello Unico, entro otto giorni lavorativi
  4. 2. Il kit alle poste abilitate
  5. 3. La dichiarazione di residenza al comune
  6. Quando hai la residenza, non è finita
  7. Gli errori che costano più tempo

I primi giorni in Italia sono quelli in cui si fanno più errori, e sono anche quelli che contano di più: c'è un termine di otto giorni lavorativi che parte dal momento in cui entri, e non aspetta che tu abbia trovato casa, capito la lingua o riposato dal viaggio.

Le cose da fare sono tre, e vanno fatte in quest'ordine.

Prima di tutto: qual è la tua strada

Il primo passo non è uguale per tutti. Dipende da come sei entrato in Italia.

Sei entrato con Il tuo primo passo
Visto per lavoro subordinato (decreto flussi, con nulla osta) Sportello Unico per l'Immigrazione, con il datore di lavoro
Visto per ricongiungimento familiare (con nulla osta) Sportello Unico per l'Immigrazione
Altri motivi: studio, lavoro autonomo, cure, residenza elettiva… Direttamente alle poste abilitate: per te il passo 1 non c'è

Se non sai in quale riga ti trovi, guarda il visto sul passaporto: c'è scritto il motivo. Se sul visto è indicato un nulla osta con un numero, la tua strada passa dallo Sportello Unico. Il nulla osta esiste solo per il lavoro subordinato e per il ricongiungimento familiare: per tutti gli altri motivi non c'è, e non c'è nemmeno il passaggio in Prefettura.

Prima ancora: chi ti ospita ha 48 ore

C'è un adempimento che scatta prima di tutti gli altri e che non tocca a te: tocca a chi ti dà alloggio.

L'articolo 7 del testo unico sull'immigrazione dice che chiunque dia alloggio o ospiti un cittadino non comunitario — anche se è un parente, anche se è per pochi giorni, anche se non prende un euro — deve farne comunicazione scritta entro quarantotto ore all'autorità locale di pubblica sicurezza. È la cosiddetta dichiarazione di ospitalità. Vale anche per chi ti affitta o ti vende casa.

  • Chi la fa: il proprietario, l'affittuario, il parente, l'amico — chiunque ti stia ospitando. Non tu.
  • Entro quando: quarantotto ore da quando prendi possesso dell'alloggio.
  • Dove: alla Questura o al commissariato; dove non c'è un ufficio di polizia, al Comune. Molte questure accettano anche l'invio per posta elettronica certificata: il modulo e l'indirizzo sono sul sito della questura della tua provincia.
  • Se non la fa: è prevista una sanzione amministrativa a carico di chi ospita, e si applica per ogni persona non comunicata.

Dillo a chi ti ospita il giorno stesso in cui arrivi: quasi nessuno lo sa, e la multa arriva a lui, non a te. E c'è un motivo in più per farla: la copia di quella dichiarazione ti servirà dopo, quando dovrai dire al comune a che titolo occupi la casa nella dichiarazione di residenza.

1. Lo Sportello Unico, entro otto giorni lavorativi

Lo Sportello Unico per l'Immigrazione è un ufficio che sta dentro la Prefettura — l'ufficio del Governo in ogni capoluogo di provincia. Ce n'è uno in ogni provincia, e quello competente per te è quello che ha rilasciato il nulla osta: non necessariamente quello della città dove abiti adesso.

Che cosa succede lì dipende dal motivo:

  • Lavoro subordinato. Ci vai insieme al datore di lavoro e si firma il contratto di soggiorno: è il documento in cui il datore di lavoro si impegna sull'alloggio e sulle spese di ritorno. Da lì parte la domanda di permesso di soggiorno.
  • Ricongiungimento familiare. Ci vai tu, e lo Sportello Unico compila e ti consegna il modulo di richiesta del permesso di soggiorno.

Non presentarsi non è una dimenticanza rimediabile: chi non si presenta allo Sportello Unico nei termini è considerato irregolarmente presente sul territorio. È il passaggio più importante di tutta questa guida.

Che cosa portare

  • Passaporto con il visto d'ingresso.
  • La convocazione o la lettera dello Sportello Unico, se l'hai ricevuta.
  • Il codice del nulla osta.
  • Per il lavoro: il datore di lavoro, di persona, con i suoi documenti.

2. Il kit alle poste abilitate

La domanda di permesso di soggiorno si presenta con un plico che si chiama kit, e si spedisce da un ufficio postale abilitato — non da tutti gli uffici postali: sono quelli con lo Sportello Amico. Il kit si ritira lì, gratis, e si compila prima di tornare a spedirlo.

Il termine è lo stesso: otto giorni lavorativi dall'ingresso in Italia. Lavorativi vuol dire che non si contano domeniche e festivi — ma non è un margine su cui contare: è un termine corto, e gli uffici hanno le loro code.

La cosa da non perdere mai

Quando spedisci, l'ufficio postale ti dà una ricevuta con un numero. Quella ricevuta è il tuo documento finché il permesso non arriva: dimostra che la domanda è stata presentata nei termini, serve per l'iscrizione in anagrafe, serve al datore di lavoro, serve alla banca. Fanne subito due fotocopie e una foto sul telefono.

Sulla ricevuta c'è anche il codice identificativo con cui si segue la pratica sul sito della Polizia di Stato, e con cui si scopre la data dell'appuntamento in Questura per le impronte digitali.

I costi

Il costo non è una cifra sola: è fatto di più voci — la marca da bollo, il contributo per il permesso, le spese di spedizione, il costo del permesso elettronico. Gli importi cambiano nel tempo e cambiano con il tipo e la durata del permesso: chiedili allo sportello o guardali sul sito del Ministero prima di andare, e diffida di chi te li dice a memoria.

3. La dichiarazione di residenza al comune

La terza cosa è dire al comune dove abiti che ci abiti. Si chiama dichiarazione di residenza e ti fa entrare nell'anagrafe della popolazione residente.

Da lì dipendono cose che servono subito: la carta d'identità italiana, i certificati, l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale e quindi il medico di base, l'iscrizione dei figli a scuola.

La notizia buona: non devi aspettare il permesso di soggiorno. Chi è in attesa del primo permesso per lavoro subordinato o per ricongiungimento familiare si iscrive in anagrafe allegando la ricevuta della domanda insieme agli altri documenti. È scritto nell'allegato A del modulo ministeriale — ed è un altro motivo per non perdere quella ricevuta.

Il modulo è lungo e pieno di caselle. Nella nostra guida alla dichiarazione di residenza è spiegato campo per campo, e nei moduli guidati lo compili rispondendo a domande semplici nella tua lingua.

Quando hai la residenza, non è finita

Ottenuta la residenza cominciano due cose che tornano nel tempo, e che è meglio sapere adesso che scoprire dopo:

  • A ogni rinnovo del permesso di soggiorno devi tornare al comune e rinnovare la dichiarazione di dimora abituale, entro sessanta giorni. Non è una formalità: se non la fai, dopo sei mesi dalla scadenza del permesso il comune può cancellarti dall'anagrafe. Ne abbiamo scritto una guida a parte.
  • Controlla che il tuo nome sia scritto uguale ovunque — passaporto, permesso di soggiorno, codice fiscale, tessera sanitaria. Se sei filippino questo punto ti riguarda da vicino, per via del nome di mezzo: anche lì c'è una guida dedicata.

Gli errori che costano più tempo

  • Contare i giorni dal momento sbagliato. Gli otto giorni lavorativi partono dall'ingresso in Italia, non da quando trovi casa o da quando firmi il contratto.
  • Andare in un ufficio postale qualsiasi. Il kit si spedisce solo dagli uffici abilitati: chiedi prima, o perdi un giorno.
  • Presentarsi allo Sportello Unico senza il datore di lavoro, quando il motivo è il lavoro subordinato: il contratto di soggiorno si firma in due.
  • Perdere la ricevuta. È il documento che ti tiene in regola finché il permesso non arriva.
  • Rimandare la residenza aspettando il permesso. Con la ricevuta si può fare subito, e ogni mese di attesa è un mese in meno di anzianità anagrafica — che conta per il permesso di lungo periodo e per la cittadinanza.

Questa guida spiega la procedura nazionale. Ogni Prefettura, ogni Questura e ogni comune hanno i propri orari, i propri appuntamenti e a volte qualche documento in più: i loro siti restano il posto dove controllare i dettagli. Se la tua situazione è particolare, un CAF, un patronato o lo Sportello Unico stesso possono guardarla con te.

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