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Bahay Italia

Per CAF, patronati e professionisti

Il primo anno nell’elenco non costa niente. Chi vi scrive sa già che pratica gli serve, in che città e in che lingua parlargli.

Bahay Italia accompagna i cittadini stranieri nelle pratiche amministrative: guide con la fonte e la data, procedure guidate passo per passo, scadenze che avvisano prima. In italiano, inglese e filippino.

Quando una persona ha bisogno di assistenza professionale, Bahay Italia la aiuta a trovare uno sportello adatto alle sue esigenze. Bahay informa e prepara la persona all’appuntamento: il CAF, il patronato o il professionista forniscono l’assistenza sulla pratica.

Il primo anno non costa niente

Vi mettiamo nell’elenco degli sportelli e per dodici mesi non pagate nulla. Nessuna quota di iscrizione, nessuna percentuale sui vostri incassi, nessuna esclusiva, nessun software da installare. Dopo i dodici mesi ci risentiamo: non c’è un rinnovo automatico e se il servizio non vi avrà portato persone non ci sarà niente da disdire.

In cambio vi chiediamo quattro cose: i vostri servizi — indicando per ognuno se è gratuito, a pagamento, «da € X» oppure su preventivo — un contatto che qualcuno legge davvero, dove siete e in che orari ricevete. E vi chiediamo di rispondere alle richieste, anche solo per dire di no, più di dirci quando una pratica è finita.

Chi vi scrive arriva con la domanda già inquadrata

  • Sa che pratica gli serve. La richiesta dice qual è, in che città e in quale delle vostre sedi.
  • Sapete in che lingua parlargli. Per chi ci legge è la prima cosa che conta, spesso più del prezzo.
  • Ha già ricevuto le informazioni preliminari sulla pratica e sui documenti normalmente richiesti. Questo può ridurre il tempo dedicato alle spiegazioni iniziali.
  • Può lasciare una recensione verificata. La scrive soltanto chi ha chiesto il contatto attraverso Bahay e per il quale il percorso risulta concluso: non esiste un modulo aperto a chiunque.

I soldi restano fra voi e il cittadino

È la domanda che fareste per prima, quindi la risposta sta qui: noi non incassiamo niente. Il cittadino vi paga allo sportello, come ha sempre fatto, con i vostri metodi e i vostri tempi. Non tratteniamo somme, non facciamo da tramite per il denaro, non c’è nessuna commissione sulle pratiche.

Quello che vi mandiamo è una richiesta di appuntamento. L’avviso vi arriva per email e dice che pratica serve e in quale sede; il nome e il recapito della persona stanno nella vostra pagina, dietro l’accesso: non dentro l’email — sono dati personali e di chi li vede deve restare traccia.

Il vostro listino, come lo tenete voi

Un CAF, un patronato e un’associazione non sono la stessa cosa e non vi chiediamo di sembrarlo. Ogni organizzazione decide quali servizi rendere visibili: gratuiti, a pagamento o su preventivo. Nessuno è obbligato a pubblicare un listino che non ha.

Quello che chiediamo è che la persona sappia prima di scrivervi che cosa fate e a che condizioni. È quello che la fa decidere ed è anche quello che vi evita le richieste sbagliate.

Quello che non vendiamo

La posizione nell’elenco. Gli sportelli vengono mostrati in base a criteri utili per chi cerca: zona, servizio richiesto, lingue parlate, disponibilità e recensioni verificate. La posizione non si compra. Se un giorno venderemo spazi, saranno marcati come pubblicità e staranno fuori dai risultati. È la ragione per cui il cittadino si fida dell’elenco e quindi anche di voi che ci siete dentro.

Le due cose che possono farvi uscire

Se uno sportello non è più disponibile o non riesce a gestire le richieste, possiamo sospendere temporaneamente la sua scheda, per evitare che arrivino richieste destinate a restare senza risposta. Non è una penale: una persona che scrive e non riceve risposta, dopo, non si fida più nemmeno di noi. La seconda è la vostra volontà: potete chiedere di uscire quando volete, senza darci spiegazioni.

I dati delle persone

Vi passiamo il nome, un recapito e che cosa serve alla persona — quello che serve a fissare un appuntamento, niente di più. Non teniamo scansioni di documenti e non ve ne mandiamo: passaporti, permessi e tessere sanitarie non passano da noi. Prima di cominciare firmiamo insieme un accordo sul trattamento dei dati personali: è dovuto ed è una pagina.

Parliamone prima che sia finito

La parte per gli sportelli la stiamo disegnando adesso e preferiamo farlo con due o tre sportelli veri invece che a tavolino. Chi entra per primo decide con noi come funziona ed è il primo a comparire quando apriamo la sua provincia.

Mezz’ora basta: ci raccontate come lavorate, vi mostriamo che cosa vedrebbero i vostri clienti e ci dite che cosa manca.