Rinnovo del permesso di soggiorno: quando si chiede, quanto costa, cosa vale la ricevuta
La domanda va presentata almeno sessanta giorni prima della scadenza, e nella maggior parte dei casi si spedisce con il kit giallo delle Poste. Costa fra i 116 e i 176 euro. Da quando spedisci, la ricevuta ti dà gli stessi diritti del permesso: lavorare, restare iscritto al servizio sanitario, tenere la residenza.
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Il rinnovo del permesso di soggiorno è la pratica che torna. Ogni uno o due anni ricomincia, e ogni volta la domanda è la stessa: quando devo muovermi, dove vado, quanto pago, e nel frattempo il mio soggiorno è regolare?
Questa guida risponde a quelle quattro domande. Come si riempie il kit giallo delle Poste, riquadro per riquadro, è un pezzo a parte: lo trovi collegato qui sotto.
Quando: almeno sessanta giorni prima
L'articolo 5, comma 4 del testo unico sull'immigrazione — il d.lgs. 286/1998 — dice che la domanda di rinnovo si presenta almeno sessanta giorni prima della scadenza del permesso che hai in mano.
Sessanta giorni non sono una formalità. Sono il tempo che serve alla questura per fissarti l'appuntamento e istruire la pratica mentre il tuo permesso è ancora valido. Chi si presenta l'ultima settimana non fa qualcosa di illegale: si mette solo in coda con meno margine, e ogni intoppo — un documento che manca, un appuntamento spostato — diventa un problema invece che un contrattempo.
La data da segnare non è quella della scadenza: è quella meno due mesi. È il primo promemoria che vale la pena mettersi da parte, ed è esattamente quello che fa lo scadenzario di Bahay Italia.
E se sono già in ritardo?
Il ritardo non fa decadere automaticamente la domanda: la questura la esamina comunque, e ti chiede il motivo. Ma non è una scelta, è un incidente: più tempo passa dalla scadenza, più la posizione si complica e più diventa difficile spiegarla. Se sei fuori termine, la cosa giusta da fare è presentare la domanda adesso, non aspettare ancora, e farsi aiutare da un patronato o da un CAF se la situazione è ingarbugliata.
Dove: quasi sempre alle Poste, a volte in questura
Per la maggior parte dei motivi di soggiorno la domanda non si presenta in questura: si spedisce dall'ufficio postale con il kit a banda gialla, in base alla convenzione fra il Ministero dell'Interno e Poste Italiane. Il kit è gratuito, il servizio di spedizione no.
Passano dal kit postale, fra gli altri:
- lavoro subordinato, lavoro autonomo e i casi dell'articolo 27 del testo unico;
- lavoro stagionale e attesa occupazione;
- motivi familiari (artt. 29, 30, 31) e assistenza minori (art. 31, c. 3);
- studio, tirocinio e formazione professionale;
- ricerca scientifica, motivi religiosi, residenza elettiva;
- permesso UE per soggiornanti di lungo periodo;
- carta di soggiorno per familiari di cittadini dell'Unione europea e di cittadini italiani;
- attesa cittadinanza italiana;
- conversione del permesso (per esempio da studio a lavoro);
- aggiornamento (cambio di domicilio, stato civile, passaporto nuovo, inserimento dei figli) e duplicato.
Se il tuo motivo non è in questo elenco, la domanda si presenta in questura, all'Ufficio Immigrazione della provincia dove abiti. Vanno in questura anche le istanze presentate da avvocati, tutori legali o amministratori di sostegno, di qualunque tipo siano.
Non fidarti di un elenco letto una volta sola, nemmeno di questo: prima di comprare il kit, controlla la pagina della tua questura. Le questure pubblicano l'elenco aggiornato e, spesso, la lista dei documenti da allegare per ogni tipo di permesso.
Cosa viene guardato di nuovo
Il rinnovo non è un timbro automatico. La questura riverifica che ci siano ancora le condizioni con cui il permesso era stato dato. In concreto, quasi sempre:
- il motivo del soggiorno: se avevi un permesso per lavoro subordinato devi ancora lavorare, o essere in attesa di occupazione;
- il reddito: dev'esserci, dev'essere dimostrabile e i contributi devono risultare versati. La soglia si aggancia all'assegno sociale, che cambia ogni anno: l'importo esatto va chiesto al patronato o controllato sulla circolare INPS dell'anno in corso;
- l'alloggio, nei casi in cui era richiesto;
- la continuità del soggiorno. È la regola meno conosciuta e quella che fa più danni.
Quanto puoi stare fuori dall'Italia
L'articolo 13 del regolamento di attuazione — il d.P.R. 394/1999 — dice che il permesso non si rinnova quando lo straniero ha interrotto il soggiorno in Italia per più di sei mesi continuativi; e se il permesso durava almeno due anni, quando l'interruzione supera la metà della sua validità. Fanno eccezione gli obblighi militari e gli altri «gravi e comprovati motivi».
Tradotto: un viaggio lungo al paese d'origine, una malattia in famiglia, un lavoro all'estero durato più del previsto possono costare il permesso. Se sai già che starai via a lungo, parlane prima con chi ti assiste, e conserva le prove del motivo.
Quanto costa
Il conto è fatto di quattro voci. Tre sono uguali per tutti, la quarta dipende da che permesso chiedi.
| Voce | Importo | Dove si paga |
|---|---|---|
| Marca da bollo | 16,00 € | dal tabaccaio, si applica sul modulo |
| Servizio dell'ufficio postale | 30,00 € | allo sportello, alla consegna |
| Produzione del permesso elettronico | 30,46 € | bollettino prestampato nel kit |
| Contributo, permesso da più di 3 mesi fino a 1 anno | 40,00 € | stesso bollettino |
| Contributo, permesso da più di 1 anno fino a 2 anni | 50,00 € | stesso bollettino |
| Contributo, permesso UE per soggiornanti di lungo periodo | 100,00 € | stesso bollettino |
Quindi, per farsi un'idea: un rinnovo biennale per lavoro sta intorno ai 126 euro; un rinnovo annuale intorno ai 116; il permesso di lungo periodo intorno ai 176.
Il bollettino è già dentro il kit, intestato al Ministero dell'Economia e delle Finanze sul conto corrente 67422402. L'importo lo scrivi tu: costo del documento più il contributo che ti riguarda. Se hai un dubbio sulla cifra, chiedilo allo sportello prima di pagare — un bollettino sbagliato si rifà, ma intanto la pratica si ferma.
Chi non paga il contributo
Sono esentati dal contributo (ma non dal costo del documento):
- i minori di diciotto anni;
- chi è entrato in Italia per cure mediche, e chi lo accompagna;
- i richiedenti asilo e chi chiede o ha una forma di protezione;
- chi chiede un aggiornamento o un duplicato di un permesso valido.
Gli importi di 40, 50 e 100 euro valgono dal 9 giugno 2017. Prima erano 80, 100 e 200: li ha annullati il TAR del Lazio nel 2016, e il Consiglio di Stato ha confermato nel 2020. Se trovi ancora scritto 80, 100 o 200 euro — succede, anche su siti che sembrano seri — stai leggendo una pagina vecchia.
La ricevuta: cosa vale davvero
Quando spedisci il kit, l'operatore ti consegna due fogli: la ricevuta dell'assicurata e la lettera di convocazione in questura, con giorno, ora e indirizzo. Sono i tuoi documenti fino a quando non ritiri il permesso nuovo: fotografali e mettili al sicuro.
La Polizia di Stato lo scrive senza giri di parole: chi ha la ricevuta che attesta la presentazione della domanda di rinnovo ha gli stessi diritti legati al possesso del permesso di soggiorno. In pratica, con la ricevuta:
- continui a lavorare regolarmente, e il datore di lavoro può assumerti o tenerti in servizio;
- resti iscritto al servizio sanitario;
- mantieni la residenza e puoi chiedere i certificati all'anagrafe.
Un caso va trattato a parte: uscire dall'Italia e rientrare con la sola ricevuta. Le regole cambiano a seconda del paese da cui rientri e del percorso che fai, e un errore qui non si rimedia da questa parte della frontiera. Se hai un viaggio in programma, chiedi prima alla questura o a un patronato: è una domanda di cinque minuti che evita un problema di mesi.
Quanto ci mette
La legge dice sessanta giorni dalla domanda. La realtà, in molte questure, è più lenta: sono normali diversi mesi, e in alcune province si arriva vicino all'anno. Non è un buon motivo per rimandare la domanda: è un buon motivo per presentarla presto e per non contare su una data.
Lo stato della pratica si controlla online sul portale immigrazione, con il codice assicurata e il codice ologramma che trovi sulla ricevuta. Quando il permesso è pronto, l'appuntamento per il ritiro lo comunica la questura: al ritiro si va di persona.
Fatto il rinnovo, restano sessanta giorni
C'è un ultimo passo che quasi nessuno conosce e che non riguarda la questura: quando ritiri il permesso nuovo, hai sessanta giorni per tornare al comune e rinnovare la dichiarazione di dimora abituale. Se non lo fai, dopo sei mesi dalla scadenza il comune può cancellarti dall'anagrafe — cioè farti perdere la residenza, con tutto quello che ci sta attaccato. C'è una guida dedicata, collegata a questa.
Con Bahay Italia
Dentro Bahay Italia il rinnovo diventa una scadenza con un promemoria: registri il tipo di permesso e la data di scadenza, e l'app ti avvisa in tempo per i sessanta giorni prima, nella tua lingua. Non ti chiediamo la scansione del permesso: teniamo solo le date, e i documenti restano tuoi.
Questa guida spiega la regola nazionale. Ogni questura ha i suoi tempi, i suoi sportelli e a volte le sue richieste: la pagina della questura della tua provincia è il posto da controllare per i dettagli. Se la tua situazione ha qualcosa di particolare — un periodo lungo fuori dall'Italia, un contratto che si è interrotto, una domanda già respinta — non ricostruirla da sola: un patronato, un CAF o un avvocato costano meno di un rinnovo perso.