Il nome di mezzo dei cittadini filippini nei documenti italiani
Sul passaporto ci sono tre parole, sul permesso due, sulla tessera sanitaria un'altra combinazione ancora. Che cosa dicono le circolari del 2010 e del 2011, e come si rimettono in fila i documenti senza perdere quello che hai già fatto.
6 min di lettura
In questo articolo
- Che cos'è il nome di mezzo
- Perché una parola in più o in meno blocca una pratica
- La prima regola: la circolare del 2010
- La regola che vale davvero: la circolare del 2011
- La carta da farsi dare, e da non perdere
- Il codice fiscale: chi lo aggiorna sei tu o il comune?
- Che cosa fare, in pratica
- Una nota per chi arriva adesso
Se sei filippino e vivi in Italia, forse ti è già successo: sul passaporto ci sono tre parole, sul permesso di soggiorno due, sulla tessera sanitaria un'altra combinazione ancora. E allo sportello ti dicono che «i dati non corrispondono».
Non è un errore tuo. È il nome di mezzo — il middle name — che il sistema italiano non sa dove mettere. Due circolari del Ministero dell'Interno, del 2010 e del 2011, dicono come va gestito. Questa guida le spiega, e dice che cosa puoi fare se i tuoi documenti non coincidono.
Che cos'è il nome di mezzo
Il nome completo di un cittadino filippino è composto da tre parti: il nome proprio, il nome di mezzo e il cognome. Il nome di mezzo è il cognome da nubile della madre, e si scrive dopo il nome proprio.
L'esempio è quello che usa il Ministero:
| Parte del nome | Esempio | Che cosa vuol dire |
|---|---|---|
| Nome | Pedro | il nome proprio |
| Nome di mezzo | Santos | il cognome della madre |
| Cognome | Cruz | il cognome del padre, quello di famiglia |
Per un ufficio italiano, che conosce solo «nome» e «cognome», quel Santos in mezzo è un problema: viene scambiato per un secondo nome proprio, oppure per una parte del cognome. Da lì nascono le incoerenze.
Perché una parola in più o in meno blocca una pratica
Per un ufficio pubblico due nomi diversi sono, fino a prova contraria, due persone diverse. Se il permesso di soggiorno dice «Pedro Santos Cruz» e il codice fiscale è stato calcolato su «Pedro Cruz», le due posizioni non si parlano. E il codice fiscale è la chiave con cui in Italia si aprono quasi tutte le porte: il medico di base, l'iscrizione a scuola dei figli, il contratto di lavoro, la banca, l'INPS, la dichiarazione dei redditi.
Il momento in cui il problema esplode di solito non è quello in cui nasce: nasce all'iscrizione in anagrafe o al primo permesso, e viene fuori anni dopo, davanti a una domanda importante.
La prima regola: la circolare del 2010
Con la circolare n. 29 del 7 ottobre 2010 il Ministero dell'Interno ha comunicato ai comuni quello che l'Ambasciata delle Filippine aveva fatto sapere tramite il Ministero degli Affari esteri: per evitare che il nome di mezzo venga confuso con un secondo nome proprio, l'Ambasciata ha chiesto alle autorità italiane di ometterlo.
Quindi, secondo quella circolare, Pedro Santos Cruz va registrato in Italia come Pedro Cruz: nome proprio e cognome, senza nome di mezzo.
La regola che vale davvero: la circolare del 2011
Tre mesi e mezzo dopo, con la circolare n. 14 del 24 gennaio 2011, il Ministero è tornato sull'argomento per una ragione pratica: applicare la regola nuova alla lettera avrebbe creato differenze fra l'anagrafe e il permesso di soggiorno, e avrebbe scaricato sul cittadino il costo di rimettere a posto tutto.
La regola che ne esce è più semplice da ricordare che da leggere: l'anagrafe deve dire la stessa cosa che dice il tuo titolo di soggiorno.
- Se il tuo permesso o la tua carta di soggiorno contengono il nome di mezzo, è opportuno che il nome di mezzo compaia anche in anagrafe. Così i due documenti coincidono.
- Se sei registrato in anagrafe con il nome di mezzo e la Questura ti rilascia un documento senza — capita tipicamente al rinnovo del permesso — devi andare tu al comune. L'anagrafe allinea i propri dati a quelli del titolo di soggiorno, togliendo il nome di mezzo.
Il principio generale, però, non cambia ed è scritto anche lì: le generalità del cittadino straniero si desumono dal passaporto (articolo 14 del regolamento anagrafico, il d.P.R. 223/1989, ribadito dalla circolare n. 20/2003). Il passaporto resta il documento di partenza; le circolari del 2010 e del 2011 dicono come trattarne una parte.
La carta da farsi dare, e da non perdere
Quando il comune modifica le tue generalità, la circolare del 2011 prevede due documenti. Sono la cosa più utile di tutta questa storia, ed è per questo che vale la pena chiederli:
- la comunicazione di conclusione del procedimento, che l'ufficiale d'anagrafe rilascia dopo la modifica e dalla quale risulta che le generalità di prima (con il nome di mezzo) e quelle di dopo (senza) appartengono alla stessa persona;
- su tua richiesta, e in qualsiasi momento, un'attestazione ai sensi dell'articolo 33, comma 2, del regolamento anagrafico, che riporta anch'essa le generalità registrate prima e dopo la modifica.
È il foglio che chiude la discussione quando un ufficio, una banca o un datore di lavoro ti dice che il nome sul vecchio contratto non è il tuo. Chiedilo, fanne delle copie e tienilo insieme al passaporto.
Il codice fiscale: chi lo aggiorna sei tu o il comune?
La circolare del 2011 lo dice al comune, non a te: quando il comune, al momento dell'iscrizione anagrafica, si accorge che in Anagrafe tributaria — l'archivio dei codici fiscali gestito dall'Agenzia delle Entrate — ci sono dati non coerenti, deve aggiornare il codice fiscale già attribuito.
E c'è una conseguenza che è bene conoscere, perché toglie una paura: l'aggiornamento serve a collegare le due posizioni, così l'Agenzia delle Entrate può certificare che sei la stessa persona e restano validi tutti gli atti in cui hai usato il codice fiscale precedente. Il contratto firmato, la busta paga, la dichiarazione dei redditi di tre anni fa: non si buttano.
Che cosa fare, in pratica
- Metti in fila i tuoi documenti e leggi come è scritto il nome su ognuno: passaporto, permesso o carta di soggiorno, tessera sanitaria, codice fiscale, certificato di residenza.
- Se coincidono, non toccare niente. Non c'è nessuna regola che ti obblighi a cambiare un nome che funziona.
- Se non coincidono, il riferimento è il titolo di soggiorno. Vai all'anagrafe del tuo comune con passaporto e permesso e chiedi l'allineamento dei dati.
- Fatti dare la comunicazione di conclusione del procedimento e, se puoi, anche l'attestazione dell'articolo 33: sono le carte che dimostrano che le due versioni del tuo nome sono la stessa persona.
- Poi rimetti in pari gli altri: Agenzia delle Entrate per il codice fiscale, azienda sanitaria per la tessera sanitaria, INPS, banca, datore di lavoro, scuola dei figli.
- Quando compili un modulo, scrivi il nome esattamente come sta scritto sul documento che allegherai. Non è pignoleria: è la differenza fra una pratica che va avanti e una che si ferma.
Una nota per chi arriva adesso
Se sei appena arrivato in Italia e non hai ancora fatto niente, questo è il momento buono: chiedi che anagrafe, permesso di soggiorno e codice fiscale portino la stessa identica versione del tuo nome, dall'inizio. Sistemare dopo si può — le circolari servono proprio a questo — ma costa tempo e viaggi che oggi puoi risparmiarti.
Questa guida spiega due circolari del Ministero dell'Interno rivolte ai comuni. Il tuo comune applica queste indicazioni, ma la tua situazione particolare la può guardare solo chi ha i tuoi documenti in mano: l'ufficio anagrafe, un CAF o un patronato.
Commenti (0)
Ancora nessun commento. Se hai una domanda o un’esperienza da raccontare, scrivila: la leggiamo.
Per commentare serve un account. Leggere resta libero. Accedi Registrati