Attivare la CIE: PIN, PUK e credenziali, passo passo
La carta d’identità elettronica non entra nei siti appena arriva: va attivata, e si fa dal browser anche quando parti dal telefono. Che cosa devi avere in mano prima di cominciare, i quattro passi del sito e che cosa fare se i codici li hai persi.
Redazione Bahay 9 min di lettura
In questo articolo
- Prima di cominciare: le quattro cose che devi avere
- Si fa dal browser, anche dal telefono
- I quattro passi, e si vedono sempre in cima
- Passo 1 — chi sei
- Il captcha e il PUK
- Passo 2 — contatti e password
- Passo 3 — come confermi gli accessi
- Passo 4 — riepilogo
- E adesso l’app: CieID
- I tre livelli, in due righe
- Se sbagli il PIN
- Se hai perso il PIN
- Se hai perso anche il PUK
- Se non sei cittadino italiano
- Se c’è di mezzo un figlio minorenne
- Se qualcosa non va
La CIE (Carta d’Identità Elettronica) è quella azzurra con il microchip. Serve come documento, ma serve anche per entrare nei siti pubblici — INPS, Agenzia delle Entrate, il portale dell’anagrafe, il sito del tuo Comune — senza pagare lo SPID.
Appena arriva però non funziona ancora: prima vanno attivate le credenziali. Si fa una volta sola, in una decina di minuti, e si fa sul sito del Ministero dell’Interno con il browser — anche se parti dal telefono, perché l’app ti manda lì.
Prima di cominciare: le quattro cose che devi avere

- Qui stanno le prime quattro cifre del PIN e le prime quattro del PUK. È il foglio che ti ha dato l’impiegato il giorno della richiesta.

- E qui le altre quattro, sul foglio arrivato nella busta con la carta. Unite le due metà, hai i codici interi.
Se ne manca una, ti fermi a metà. Meglio saperlo adesso.
- La prima metà del PIN e del PUK, quattro cifre ciascuno: stanno sulla ricevuta che ti ha dato l’impiegato del Comune il giorno della richiesta. Per attivare basta questa — e infatti si può fare anche prima che la carta arrivi a casa.
- La seconda metà, nella lettera dentro la busta con cui è arrivata la carta. Unita alla prima ti dà i codici interi, e quelli servono per il livello più alto e per sbloccare il PIN se si blocca. PIN e PUK sono due codici diversi e non si sostituiscono a vicenda.
- La tua email e il tuo numero di cellulare devono essere già registrati sulla carta, cioè li devi aver dati al Comune quando hai fatto la CIE. È lì che il sistema manda i codici di conferma.
- Il numero di serie della carta. Sta in alto a destra sul fronte, sul lato opposto alla fotografia: nove caratteri, due lettere, cinque cifre, due lettere.
Se al Comune non hai lasciato email e cellulare, l’attivazione non parte. Non è un problema di memoria tuo: per anni quasi nessuno li ha chiesti. Si risolve andando a uno sportello anagrafico — va bene qualunque Comune, non serve quello che ha fatto la carta — e chiedendo di inserire i contatti collegati alla CIE. Sono cinque minuti allo sportello, ma senza quelli il resto di questa guida non si può fare.
Si fa dal browser, anche dal telefono

- Attiva credenziali: è questa, la strada di tutti. Basta la prima metà del PUK.
- Entra con CIE: serve dopo, quando la carta è già registrata nell’app.
Questa è la cosa che confonde di più: l’attivazione non si fa dentro l’app. Se parti dall’app CieID, a un certo punto ti apre il browser e ti porta sul sito del Ministero. Quindi tanto vale cominciare da lì:
cartaidentita.interno.gov.it — sezione Attiva.
Va bene il telefono, va bene il computer. Se hai il computer usa quello: i codici da ricopiare sono tanti e lo schermo grande aiuta.
I quattro passi, e si vedono sempre in cima

- I tuoi dati — dici chi sei e inserisci il PUK.
- Contatti e password — confermi l’email e il numero, e scegli la password.
- Configura — decidi come confermerai gli accessi futuri.
- Riepilogo — controlli e chiudi.
Sapere che i passi sono quattro serve: al secondo schermo non ti chiedi se hai sbagliato strada.
Passo 1 — chi sei

- «Entra con CIE» — è la scorciatoia per chi ha già registrato la carta nell’app CieID e ce l’ha in mano. Se è la prima volta, salta questo pulsante e vai sotto.
- Codice fiscale — il tuo, senza spazi.
- Numero di serie — i nove caratteri in alto a destra sulla carta. Il sito ti mostra il formato come esempio: due lettere, cinque cifre, due lettere.
Il captcha e il PUK

- Il captcha — le lettere storte servono a dimostrare che non sei un programma. Se non si leggono, il pulsante col simbolo circolare ne carica uno nuovo e c’è anche la versione da ascoltare.
- Ricopialo qui sotto, poi premi Continua.
- Il codice PUK — si apre il riquadro 1.2 e chiede il PUK intero, tutte e otto le cifre. È il momento in cui serve aver unito le due metà.
Passo 2 — contatti e password
Il sito ti mostra l’email e il numero di cellulare che risultano sulla tua carta e ti manda un codice per verificarli. È qui che si ferma chi al Comune non li aveva lasciati: se i campi sono vuoti o sono di qualcun altro, si torna allo sportello anagrafico a farli correggere.
Poi scegli la password. È la password delle credenziali CIE: non è il PIN e non è il PUK. Scrivitela.
Passo 3 — come confermi gli accessi
Qui decidi come il sito ti riconoscerà le prossime volte: con l’app CieID oppure con un codice usa e getta via SMS. Se hai uno smartphone l’app è più comoda, e serve anche per il livello più alto.
Passo 4 — riepilogo
Controlli quello che hai scritto e confermi. Da adesso hai un nome utente e una password che valgono sui siti pubblici.
E adesso l’app: CieID
Finita l’attivazione, scarica CieID dallo store del telefono — la pubblica il Ministero dell’Interno ed è gratis. Serve Android 6.0 o più recente oppure iOS 13 o più recente.
Apri l’app e inserisci le credenziali che hai appena creato. Da lì in avanti l’app fa due cose:
- conferma i tuoi accessi quando entri in un sito dal computer: compare un codice QR, lo inquadri con l’app e confermi con il codice dell’app o con l’impronta;
- registra la carta per il livello più alto, se il telefono ha l’NFC (la tecnologia con cui si paga appoggiando il telefono). L’app chiede il PIN di otto cifre e ti dice di appoggiare la carta al retro del telefono, tenendola ferma qualche secondo. Se non la legge, spostala piano: l’antenna cambia posto da telefono a telefono ed è spesso nella metà alta. Togli la cover se è spessa.
I tre livelli, in due righe
Sono tre gradini, e la differenza è quante prove dai di essere tu. Più il servizio è delicato, più in alto ti chiede di salire.
- Livello 1 — quello che sai. Nome utente e password, come su un sito qualunque. Va bene per consultare cose poco delicate.
- Livello 2 — quello che sai più quello che hai in mano. Le stesse credenziali più una conferma che arriva sul tuo telefono: un codice via SMS oppure l’app. È quello che chiede la maggior parte dei siti pubblici — INPS, Agenzia delle Entrate, il portale dell’anagrafe.
- Livello 3 — la carta vera. Appoggi la CIE al telefono e digiti il PIN. Qui non basta sapere una password: bisogna avere la carta in mano. Lo chiedono i servizi che trattano i dati più delicati, e in certi casi la firma.
E qui sta la differenza fra i codici. Con la sola prima metà del PIN e del PUK — quella della ricevuta del Comune — attivi le credenziali e hai il livello 1 e il 2: per quasi tutto basta. Per il livello 3 servono i codici interi, perché quel livello usa la carta e il PIN completo: lì la seconda metà, quella arrivata nella busta, diventa indispensabile.
Non devi scegliere: quello che hai attivato vale sempre, ed è il sito in cui stai entrando a dire quale livello gli basta. Dal computer si può usare la carta anche senza telefono, ma servono un lettore di schede NFC e il Software CIE del Ministero.
Se sbagli il PIN
Dopo tre PIN sbagliati di fila la carta si blocca. Non è la fine: si sblocca con il PUK, dall’app CieID o dal Software CIE sul computer, e nella stessa operazione ne imposti uno nuovo.
Dopo dieci PUK sbagliati la carta si blocca per sempre e va rifatta. Quindi quando arrivi al PUK fermati e leggi bene le cifre prima di batterle.
Se hai perso il PIN
Con il PUK in mano ne imposti uno nuovo, dall’app CieID o dal Software CIE. Non serve andare da nessuna parte.
Se hai perso anche il PUK
Dipende da quella stessa cosa di prima, i contatti lasciati al Comune.
Se li avevi lasciati, lo recuperi da solo con l’app CieID: apri Recupero PUK, appoggi la carta al telefono, inserisci il numero di serie e indichi l’email o il numero che avevi dato. Poi aspetti quarantotto ore: l’attesa è voluta, per sicurezza. Passate quelle ti arriva un codice per SMS o per email, lo inserisci nell’app e vedi il tuo PUK. Due condizioni: il telefono deve avere un blocco schermo attivo (codice o impronta), e non si possono fare due richieste insieme.
Se non li avevi lasciati, si va di persona all’ufficio anagrafe e si chiede la ristampa dei codici. Non serve tornare nel Comune che ha fatto la carta: va bene qualunque Comune italiano. Già che ci sei fatti registrare email e cellulare: la volta dopo te la cavi da casa.
Se non sei cittadino italiano
La CIE la rilascia il Comune dove sei iscritto all’anagrafe e vale anche per i cittadini stranieri residenti. Per chi non è cittadino di un Paese dell’Unione europea viene rilasciata «non valida per l’espatrio»: è un documento di identità in Italia, per viaggiare c’è il passaporto. Ma per entrare nei siti pubblici funziona esattamente come quella di un italiano.
Se c’è di mezzo un figlio minorenne
I ragazzi fra i 5 e i 18 anni possono usare la CIE per entrare, ma solo sui servizi degli istituti scolastici. Sotto i cinque anni non si accede a niente.
Se qualcosa non va
Il Ministero dell’Interno ha un’assistenza dedicata ai cittadini: 06 4298 5699, oppure cie.cittadini@interno.it. Prima di chiamare tieni davanti il numero di serie della carta.
Un ultimo consiglio che fa risparmiare un pomeriggio: attiva la carta il giorno che arriva, non il giorno in cui ti serve. Se manca qualcosa — mezza metà di un codice, i contatti mai registrati — te ne accorgi con calma, e non mentre scade una domanda.
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