I certificati dell'anagrafe si scaricano da casa: quali sono, e quando serve il bollo da 16 euro
Sedici certificati anagrafici più quelli dello stato civile, gratis, per te e per chi vive con te. L'imposta di bollo da 16 euro riguarda solo certi usi, e prima di pagarla c'è una domanda che te la può risparmiare del tutto.
Redazione Bahay 9 min di lettura
In questo articolo
- Quali certificati si scaricano, gratis: sono quattro famiglie
- Il bollo da 16 euro: quando serve e quando no
- La domanda che può risparmiarti il certificato e il bollo
- L'autocertificazione non devi nemmeno scriverla: te la prepara il sito
- Quanto vale: tre mesi, non sei
- Se non hai SPID, CIE né CNS
- Il prossimo passo
Ti hanno chiesto un certificato di residenza o uno stato di famiglia e stai pensando a quando riuscirai a passare dal comune. Nella maggior parte dei casi non serve andarci: quei fogli si scaricano da casa, in pochi minuti, e sono gratis.
Si fa dall'area riservata di ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), dove si entra con la carta d'identità elettronica o con lo SPID: come si entra e come si controlla la propria scheda è scritto in ANPR: controlla come sei scritto all'anagrafe.
Quali certificati si scaricano, gratis: sono quattro famiglie
Dal 15 novembre 2021 i certificati si scaricano online senza pagare nulla e senza diritti di segreteria. Dentro l'area riservata, alla voce Servizi, sono divisi così:
- Certificati anagrafici: sedici tipi, che si chiedono per te o per un'altra persona della tua famiglia anagrafica. Sono questi:
- anagrafico di nascita, anagrafico di matrimonio, anagrafico di unione civile;
- di cittadinanza, di esistenza in vita, di stato libero, di stato civile;
- di residenza, di residenza con decorrenza dal 1º gennaio 2022, di residenza AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero), di residenza in convivenza;
- di stato di famiglia, di stato di famiglia e di stato civile, di stato di famiglia con rapporti di parentela, di stato di famiglia AIRE;
- di contratto di convivenza.
- Certificati elettorali: due tipi, e questi solo per te.
- Certificati dello stato civile: nascita, matrimonio, unione civile, per te o per un figlio minore della tua famiglia anagrafica.
- Estratti dello stato civile: per riassunto oppure in copia integrale, per te o per un figlio minore.
Due nomi che confondono. Lo stato di famiglia con rapporti di parentela è quello che dice anche chi è chi — moglie, marito, figlio — ed è quello che chiedono quasi sempre le pratiche di famiglia: se ti serve quello, lo stato di famiglia semplice non basta. Il certificato di residenza con decorrenza dal 1º gennaio 2022 è arrivato il 23 aprile 2026 ed è l'unico che racconta una storia invece di una fotografia: attesta tutte le residenze in Italia registrate in ANPR dal 1º gennaio 2022, mentre quello ordinario dice soltanto dove abiti adesso. Si ottiene solo se dal 2022 sei stato residente in Italia senza interruzioni, si può chiedere in bollo o in esenzione come gli altri, e per gli anni precedenti non esce online nemmeno se la residenza è registrata in ANPR — per quelli serve il certificato storico, allo sportello del comune.
Se stai raccogliendo le carte per la cittadinanza o per il permesso di soggiorno UE di lungo periodo, tieni presente il limite: quel certificato parte dal 2022, quindi copre gli ultimi anni e non tutto il periodo che ti serve dimostrare.
La differenza fra certificato ed estratto conta quando la richiesta arriva da un consolato o per una pratica all'estero: l'estratto per copia integrale riporta l'atto intero, con le annotazioni, mentre il certificato riassume. Se ti chiedono l'estratto, il certificato non basta.
E cambia anche l'attesa: il certificato dello stato civile si scarica subito, l'estratto no. L'estratto è una richiesta che il tuo comune deve lavorare: la mandi, ne segui lo stato alla voce «Le tue richieste» e lo scarichi quando è pronto. Se ti serve per una scadenza, non aspettare l'ultimo giorno.
⚠️ Dello stato civile online ci sono solo gli atti nati digitali
Questa è la parte che fa tornare a casa a mani vuote, quindi leggila prima di provare.
Il servizio sui certificati e sugli estratti dello stato civile è partito il 31 marzo 2026 e riguarda soltanto gli atti formati in modo digitale dai comuni, cioè registrati dopo l'ingresso del comune nell'archivio nazionale informatizzato dello stato civile. Al 1º aprile 2026 il Ministero dell'Interno contava oltre 700.000 atti digitali: sono pochi rispetto a tutti quelli che esistono, perché sono quelli degli ultimi anni.
Tradotto nella tua situazione: se ti sei sposato in Italia di recente, l'atto probabilmente c'è. Se tuo figlio è nato dieci anni fa, o se il tuo atto di nascita è stato trascritto in Italia tempo fa, quasi certamente online non lo trovi — e non è un errore del sito. Quello si chiede al comune che tiene il registro, allo sportello.
I certificati anagrafici, invece — residenza, stato di famiglia e gli altri quattordici — non hanno questo limite: quelli vengono dall'anagrafe e ci sono per tutti.

Quello che online non c'è
I certificati storici — quelli che dicono com'era la situazione a una data passata, per esempio dove abitavi nel 2015 — e il certificato di morte non si scaricano da ANPR. Quelli si chiedono allo sportello del comune di residenza.
In compenso i certificati anagrafici si possono chiedere anche in forma contestuale: più dati riuniti in un certificato solo, invece di tre fogli separati. Le combinazioni possibili le propone il portale mentre scegli.
Esce subito, e può arrivarti per email
L'emissione è immediata. Prima di scaricare vedi un'anteprima: guardala, è il momento in cui ti accorgi se un dato è sbagliato. Poi scarichi il PDF, e se nella sezione «I tuoi dati» hai salvato l'indirizzo email o il domicilio digitale puoi anche fartelo mandare lì. Se vivi in un comune bilingue puoi scegliere la seconda lingua di emissione.
Il foglio che esce è un PDF non modificabile con il marchio del Ministero dell'Interno, un codice QR e il sigillo elettronico del Ministero — che non si vede a occhio nudo ma c'è. Ha la stessa validità giuridica di quello ritirato allo sportello del comune: non è una copia da far vidimare da qualcuno.
Il bollo da 16 euro: quando serve e quando no
Il certificato online è gratis, ma l'imposta di bollo è un'altra cosa: è una tassa dello Stato, vale 16 euro e non la incassa il comune. Sui certificati anagrafici è dovuta per regola generale, tranne che per gli usi che la legge esenta — l'elenco sta nella Tabella B del d.P.R. 642 del 26 ottobre 1972.
Quando chiedi il certificato il sito ti fa scegliere l'uso. Fra quelli esenti ci sono per esempio l'adozione, l'affidamento e la tutela dei minori, i procedimenti di separazione o divorzio, la pensione estera, le pratiche delle associazioni senza scopo di lucro e delle società sportive dilettantistiche, i documenti da produrre in un procedimento davanti al giudice.
Se il tuo uso non è fra quelli, dal 2 agosto 2023 il bollo si paga direttamente online con pagoPA, senza cercare il tabaccaio e senza tornare al comune: l'area riservata di ANPR è collegata alla piattaforma dei pagamenti pubblici.
Due avvertenze che valgono più di quello che sembrano:
- L'uso che dichiari resta scritto sul certificato. Usare per un'altra cosa un certificato ottenuto senza bollo espone a una sanzione: non è un dettaglio formale.
- Se sbagli l'uso, il documento non si aggiusta. Se ne chiede un altro — se era gratis non hai perso niente, se era in bollo hai perso 16 euro.
La domanda che può risparmiarti il certificato e il bollo
Prima di scaricare qualunque cosa, chiediti chi ti sta chiedendo quel foglio.
Se è un ufficio pubblico o un gestore di pubblico servizio — comune, INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale), ASL (Azienda Sanitaria Locale), scuola, questura, l'azienda della luce o del gas — il certificato non lo può pretendere: deve accettare una tua dichiarazione firmata oppure procurarsi il dato da solo. I certificati sono validi soltanto nei rapporti fra privati (articolo 40 del d.P.R. 445 del 28 dicembre 2000, come modificato dalla legge 183 del 2011).
Non è una nostra interpretazione: lo scrive la pagina dei certificati del portale dell'Anagrafe Nazionale — nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i gestori di pubblici servizi il certificato anagrafico è sempre sostituito dall'autocertificazione.
Quindi: banca, assicurazione, avvocato, padrone di casa, consolato — lì il certificato serve davvero. Ufficio pubblico — basta la tua firma, e non paghi niente.
L'autocertificazione non devi nemmeno scriverla: te la prepara il sito
Sempre nell'area riservata, fra i servizi, c'è Ottieni un'autocertificazione. Funziona in tre passi: scegli quali dati mostrare — nascita, famiglia anagrafica, stato civile, residenza, cittadinanza, esistenza in vita — indichi il tuo documento d'identità, rileggi il riepilogo e scarichi il foglio già compilato con i dati presi dalla tua scheda.

Le caselle arrivano tutte spuntate: se lasci la selezione com'è, l'autocertificazione conterrà tutto. Togli quello che non c'entra con la pratica per cui la stai facendo — a un ufficio che ti chiede solo la residenza non serve sapere il tuo stato civile, e un dato in meno in giro è un dato in meno che qualcuno conserva.
Niente bollo, niente attesa, niente fila: è la strada più corta ogni volta che dall'altra parte c'è un ufficio pubblico.
Quanto vale: tre mesi, non sei
Il certificato anagrafico è valido tre mesi dalla data di emissione, e lo scrive il portale stesso. È un punto su cui si sbaglia spesso, perché per le certificazioni pubbliche in generale si sentono dire sei mesi: per quelle dell'anagrafe sono tre.
Non c'è motivo di conservarne uno vecchio in un cassetto: quando serve, in due minuti se ne scarica un altro.
Se non hai SPID, CIE né CNS
Restano due strade, tutte e due con un costo:
- lo sportello del comune, dove oltre all'eventuale bollo possono esserci i diritti di segreteria;
- gli uffici postali abilitati al progetto Polis: allo sportello servono un documento d'identità valido e il codice fiscale, e il costo è di 2,15 euro a certificato più i 16 euro di bollo quando è dovuto. Dove c'è l'area self, con SPID o CIE, è gratis.
Il prossimo passo
Prima di metterti in fila, fatti la domanda: chi me lo sta chiedendo? Se è un ufficio pubblico, il certificato non serve. Se è un privato, il certificato lo scarichi in due minuti — e paghi il bollo solo se l'uso non è fra quelli esenti.
Se non capisci quale certificato ti stanno chiedendo, o se il portale non te lo dà, chiedi a un CAF (Centro di Assistenza Fiscale), a un patronato o all'ufficio anagrafe del tuo comune.
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