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Permesso di soggiorno

Il test di italiano per il permesso di lungo periodo: il livello è A2, e serve l'80 %

Tutti spiegano come si manda la domanda, quasi nessuno dice qual è il livello richiesto e quanto serve per passare. Sono due numeri, e stanno nel decreto: A2, e almeno l'ottanta per cento del punteggio. Chi ha già una certificazione A2 il test non lo fa proprio.

7 min di lettura

In questo articolo
  1. A chi serve questo test
  2. Il livello: A2, e che cosa vuol dire davvero
  3. Il numero che non scrive quasi nessuno: 80 %
  4. Com'è fatta la prova
  5. Come si chiede
  6. Se non lo superi
  7. Chi non deve farlo
  8. Da non confondere con l'accordo di integrazione
  9. Come prepararsi, senza spendere
  10. In tre righe

Delle pagine che spiegano il test di italiano per il permesso di lungo periodo se ne trovano tante, e dicono quasi tutte la stessa cosa: vai sul portale, mandi la domanda, aspetti la convocazione, ti presenti. Quello che serve davvero per non arrivarci impreparati, invece, quasi nessuna lo scrive: qual è il livello e quanto bisogna prendere per passare.

Sono due numeri soli, e stanno nel decreto che regola la prova: il livello è A2, e per superare il test bisogna ottenere almeno l'ottanta per cento del punteggio. Con l'80 % che serve, «me la cavo a parlare» non basta: si va preparati.

A chi serve questo test

Solo a chi chiede il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo — quello senza scadenza, che si chiede dopo cinque anni di soggiorno regolare. Vale anche per i familiari per i quali si chiede lo stesso permesso.

Non serve, invece, per il rinnovo ordinario del permesso di soggiorno: se stai rinnovando il permesso per lavoro o per famiglia, il test non c'entra.

Il livello: A2, e che cosa vuol dire davvero

Il decreto lo scrive così: lo straniero deve possedere un livello di conoscenza dell'italiano che gli consente di «comprendere frasi ed espressioni di uso frequente in ambiti correnti», in corrispondenza al livello A2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue.

A2 è il secondo dei sei livelli europei (A1, A2, B1, B2, C1, C2): è un livello elementare, non intermedio. In pratica, chi è ad A2:

  • capisce frasi e parole usate spesso su famiglia, spesa, lavoro, casa, salute;
  • legge testi corti e semplici: un avviso, un orario, una lettera dell'ufficio, un cartello;
  • scrive messaggi brevi: una richiesta, una giustificazione, un modulo con i dati;
  • sostiene uno scambio semplice su cose che conosce.

Non è richiesto parlare bene, né scrivere senza errori. È richiesto capire e farsi capire nelle cose di tutti i giorni.

Il numero che non scrive quasi nessuno: 80 %

L'articolo 3 del decreto dice che «per superare il test il candidato deve conseguire almeno l'ottanta per cento del punteggio complessivo». Nelle prove come vengono somministrate oggi, il punteggio totale è di 100 punti: servono 80 punti su 100.

È una soglia alta, e cambia il modo di prepararsi. Un test A2 con il 60 % si passa anche sbagliando parecchio; con l'80 % si possono sbagliare poche risposte. Chi si presenta «per provare», di solito torna a casa e riprova tre mesi dopo.

Com'è fatta la prova

Il decreto dice che la prova si svolge al computer, in prefettura o nella sede che la prefettura indica, dopo l'identificazione, ed è costruita sulla comprensione di brevi testi e sulla capacità di interazione. Il contenuto preciso non lo fissa il decreto: lo stabilisce una convenzione con uno degli enti certificatori.

Dalle pagine dei CPIA — le scuole pubbliche per adulti, che spesso ospitano le sessioni — la prova risulta di solito composta da cinque esercizi: due di ascolto, due di lettura e uno di scrittura, per un totale di 100 punti e una durata di circa 60 minuti. Il giorno dell'esame servono un documento d'identità e una penna.

C'è un diritto poco conosciuto e utile: su richiesta dell'interessato il test si può fare su carta, non al computer. Il contenuto, i criteri di valutazione e il tempo restano identici. Se il computer è un ostacolo in più, la richiesta si fa.

Come si chiede

La domanda si presenta on line alla prefettura competente per il luogo dove hai il domicilio, dal portale del Ministero dell'Interno: portaleservizi.dlci.interno.it.

Il decreto elenca che cosa deve contenere la richiesta, e lo dice a pena di inammissibilità: le tue generalità, i dati del titolo di soggiorno — tipo e scadenza —, i dati del documento valido per l'espatrio e l'indirizzo a cui vuoi ricevere la convocazione. Un dato sbagliato qui non è un dettaglio: è una domanda che non vale.

La prefettura convoca entro sessanta giorni dalla richiesta, indicando giorno, ora e luogo; oggi la convocazione arriva per via telematica. Il risultato viene inserito nel sistema informativo del Ministero, e la questura lo legge da lì quando esamina la domanda di permesso: non devi portare tu nessun attestato.

Se non lo superi

Si può ripetere. Il decreto dice che dopo un esito negativo si ripresenta la domanda come la prima volta; il Ministero precisa che il test si può rifare soltanto dopo 90 giorni dalla data dell'esame precedente. Tre mesi sono anche il tempo giusto per un corso serio.

Chi non deve farlo

Il test non si applica a:

  • i minori di quattordici anni, propri e del coniuge;
  • chi ha gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico dovute all'età, a patologie o a handicap, attestate da una certificazione della struttura sanitaria pubblica.

E poi ci sono gli esoneri: chi è in una di queste situazioni non fa il test, ma allega i suoi documenti alla domanda di permesso.

  • Chi ha un attestato di conoscenza dell'italiano di livello A2 o superiore rilasciato da uno dei quattro enti certificatori riconosciuti: Università di Roma Tre, Università per stranieri di Perugia, Università per stranieri di Siena, Società Dante Alighieri.
  • Chi ha frequentato un corso di italiano in un CPIA e ha ottenuto alla fine un titolo che attesta un livello non inferiore ad A2.
  • Chi ha ottenuto il riconoscimento di un livello non inferiore ad A2 fra i crediti dell'accordo di integrazione.
  • Chi ha un diploma di scuola secondaria di primo o secondo grado preso in Italia, o frequenta un'università italiana, un dottorato o un master.
  • Chi è entrato in Italia per alcuni dei casi particolari dell'articolo 27 del testo unico (il decreto indica le lettere a, c, d e q) e svolge quell'attività.

L'esonero più utile da conoscere è il primo, perché è quello che puoi costruirti: se prendi una certificazione A2 presso uno dei quattro enti, il test in prefettura non lo fai proprio. Chi sta già seguendo un corso spesso ha questa strada a portata di mano e non lo sa.

Da non confondere con l'accordo di integrazione

Molta della confusione che si legge in giro nasce qui. L'accordo di integrazione — quello che si firma quando si chiede il primo permesso, regolato dal d.P.R. 179/2011 in vigore dal 10 marzo 2012 — chiede di raggiungere 30 crediti in due anni e un livello A2 dell'italiano parlato. È un'altra procedura, con altri tempi e altre conseguenze.

Il test di cui parla questa guida è invece la condizione per il permesso di lungo periodo, arriva anni dopo, si fa in prefettura e si valuta con un punteggio. Se qualcuno ti dice «l'ho già fatto», vale la pena chiedersi quale delle due cose ha fatto.

Come prepararsi, senza spendere

I CPIA — Centri provinciali per l'istruzione degli adulti — sono scuole pubbliche presenti in ogni provincia e fanno corsi di italiano per stranieri gratuiti. È la strada più solida: si impara, e alla fine del percorso si può ottenere un titolo che vale come esonero.

Un avviso pratico che vale la pena sapere prima: per il test della prefettura i CPIA non rilasciano nessun attestato. L'esito di quella prova lo registra la prefettura, e la questura lo legge dal sistema. Il titolo del CPIA è un'altra cosa — utile, ma diversa.

In tre righe

  • Serve solo per il permesso UE di lungo periodo.
  • Il livello è A2, la soglia è 80 punti su 100, la prova dura circa un'ora.
  • Con una certificazione A2 di uno dei quattro enti riconosciuti, il test non si fa.

Questa guida spiega la regola nazionale, con le fonti in fondo alla pagina. Le sedi, i calendari e i modi di convocazione li decide la prefettura della tua provincia: il suo sito è il posto dove controllare i dettagli. Se hai un dubbio sul tuo caso — un esonero che forse ti spetta, una scadenza vicina — chiedi a un patronato o a un avvocato prima di mandare la domanda.

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