Senza permesso di soggiorno le cure ci sono e l'ospedale non ti segnala
La legge italiana garantisce le cure urgenti ed essenziali anche a chi non ha il permesso di soggiorno e vieta la segnalazione alle autorità di polizia. Lo strumento si chiama codice STP, si chiede alla ASL o in ospedale, dura sei mesi ed è rinnovabile.
Redazione Bahay 4 min di lettura
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È la paura che tiene lontane dagli ospedali le persone che ne hanno più bisogno: «se vado a farmi curare senza permesso di soggiorno, mi denunciano».
La legge italiana dice il contrario e lo dice da più di vent'anni. L'articolo 35 del Testo unico sull'immigrazione (D.Lgs. 286/1998) stabilisce che l'accesso alle strutture sanitarie da parte di chi non è in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità di polizia, salvo i casi in cui è obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.
Quell'ultima frase è la parte importante: l'obbligo di referto esiste anche per un italiano — riguarda i reati, per esempio una ferita d'arma da fuoco — e non riguarda il fatto di non avere il permesso.
Che cure sono garantite
La legge parla di cure urgenti ed essenziali, ambulatoriali e ospedaliere, anche continuative, per malattia e infortunio, nelle strutture pubbliche e in quelle private accreditate.
- urgenti: le cure che non si possono rimandare senza pericolo per la vita o danno per la salute;
- essenziali: le cure per malattie non pericolose nell'immediato ma che nel tempo possono diventarlo;
- continuative: la parola che conta, perché significa che una cura iniziata non si interrompe quando finisce l'urgenza.
Sono garantiti in particolare, sempre per l'articolo 35:
- la gravidanza, la maternità e la tutela del nascituro;
- la salute del minore;
- le vaccinazioni e gli interventi di profilassi;
- la diagnosi e la cura delle malattie infettive;
- la cura della tossicodipendenza.
Il codice STP: come si chiede
Lo strumento pratico si chiama codice STP, che sta per Straniero Temporaneamente Presente. È un codice di sedici caratteri che funziona al posto del codice fiscale per la sanità.
- Dove: agli sportelli della ASL — l'azienda sanitaria locale — o in ospedale. Viene assegnato quando chiedi le cure, oppure su richiesta esplicita.
- Quanto dura: sei mesi ed è rinnovabile.
- Dove vale: su tutto il territorio nazionale, non solo nella città dove l'hai chiesto.
- Cosa serve: le tue generalità. Non serve un documento di soggiorno, che è tutto il punto.
Il ticket e la dichiarazione di indigenza
Chi ha il codice STP paga il ticket come chiunque altro. Ma chi non ha i soldi per pagarlo può firmare una dichiarazione di indigenza, che vale sei mesi e dà l'esenzione dal ticket per le prestazioni previste dall'articolo 35.
La dichiarazione si firma allo sportello. Chiedila: non sempre viene proposta e senza di quella il conto arriva.
Cosa il codice STP non è
Questa è la parte da leggere con attenzione, perché la confusione qui costa cara.
- Non è un permesso di soggiorno e non avvia nessuna pratica per averlo. Serve solo per la sanità.
- Non dà il medico di famiglia. Il medico di famiglia si ha con l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, che richiede un permesso: se ce l'hai, il percorso è un altro e sta in Iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale: per quasi tutti è gratis.
- Non copre tutto: copre le cure urgenti, essenziali e continuative, non l'intera assistenza che ha un iscritto al Servizio Sanitario Nazionale.
Se hai il permesso scaduto, o sei in attesa
Sono due situazioni diverse e vale la pena distinguerle.
Se hai chiesto il rinnovo e hai la ricevuta, in genere non sei nel caso dell'articolo 35: l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale prosegue. Porta la ricevuta e dillo subito allo sportello.
Se il permesso è scaduto e il rinnovo non l'hai chiesto, il codice STP è la strada che ti mette al riparo dal restare senza cure mentre risolvi il resto.
Per i bambini vale sempre
La tutela della salute del minore è nominata espressamente dalla legge e non dipende dalla posizione dei genitori. Se hai un figlio e sei nella condizione di cui parla questo articolo, porta il bambino: le vaccinazioni e le cure pediatriche sono fra le cose garantite.
Dove andare, oltre all'ospedale
In molte città esistono ambulatori di associazioni e del volontariato che visitano gratuitamente e conoscono queste procedure meglio di chiunque: sono il posto giusto se hai paura di presentarti in ospedale o se allo sportello ti hanno risposto male. Chiedi alla Caritas della tua città, a uno sportello immigrazione del comune o a un'associazione della tua comunità.
Se in ospedale ti dicono che senza documenti non ti possono curare, chiedi di parlare con la direzione sanitaria e nomina l'articolo 35 del Testo unico sull'immigrazione. È il tipo di frase che cambia una conversazione.