Assegno unico: dal 2026 conta che lavori, non che tipo di permesso hai
Sono soldi ogni mese per ogni figlio, da 58 € a 227 € secondo l'ISEE. La novità che cambia le cose per chi non è cittadino italiano: non serve più il diritto di soggiorno, basta lavorare con i contributi in regola e vale anche il permesso per attesa occupazione.
Redazione Bahay 5 min di lettura
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L'assegno unico e universale è una somma che l'INPS versa ogni mese, per ogni figlio, fino ai 18 anni — e fino ai 21 se il figlio studia, fa un tirocinio o lavora guadagnando poco. Per i figli con disabilità non c'è limite di età.
Non è un bonus che si vince: spetta a chi ha i requisiti e si chiede una volta sola.
La novità del 2026 ed è quella che riguarda te
Fino a poco fa, per un cittadino non comunitario, il nodo era il tipo di permesso: chi non aveva il permesso di lungo periodo o quello unico lavoro di almeno sei mesi restava fuori, anche lavorando da anni.
Dal 2026 non è più così. Il requisito si può soddisfare anche avendo un contratto di lavoro subordinato, o un'attività autonoma che comporti l'iscrizione a una gestione previdenziale italiana, a condizione di essere in regola con i contributi.
E c'è una seconda apertura: chi ha il permesso per attesa occupazione — quello che si ha quando si perde il lavoro — adesso può accedere all'assegno unico. Prima no.
E dal 21 aprile 2026 è caduto anche l'ostacolo che fermava chi è arrivato da poco: non serve più risiedere in Italia da almeno due anni, e non serve nemmeno un contratto di lavoro di almeno sei mesi. Quel requisito è stato abrogato dall'articolo 7-bis del decreto-legge 19/2026, convertito dalla legge 50/2026.
Una cosa che allo sportello non ti diranno: questa apertura nasce da come stanno andando le cause in tribunale e l'ultima parola della Corte di cassazione non c'è ancora. Sul bonus nido l'INPS lo mette per iscritto — accoglie le domande di chi ha il permesso per attesa occupazione «con riserva di ripetizione», cioè potendo richiedere i soldi indietro se le sentenze cambiassero verso. Non è un motivo per non chiedere: è un motivo per non considerarli definitivi finché la questione non è chiusa.
Che cosa fare se in passato ti è stato rifiutato: ripresentare la domanda. Un rifiuto arrivato con le regole vecchie non dice niente su quelle nuove.
Quanto è
L'importo dipende dall'ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) e si aggiorna ogni anno con l'inflazione. Per il 2026 la rivalutazione è dell'1,4 %:
| Il tuo ISEE | Per figlio, al mese |
|---|---|
| fino a 17.468,51 € | 227 € (il massimo) |
| fra le due soglie | scende man mano che l'ISEE sale |
| oltre 46.582,71 €, o senza ISEE | 58 € (il minimo) |
Sopra questi importi ci sono le maggiorazioni, che si sommano quando ricorre il caso: dal terzo figlio in poi, per i figli con disabilità, per le madri con meno di 21 anni e quando lavorano entrambi i genitori.
Queste cifre cambiano ogni anno, di solito fra febbraio e marzo, perché si rivalutano con l'inflazione e le soglie ISEE si spostano insieme a loro. Noi le riscriviamo a ogni aggiornamento e in cima alla pagina trovi la data dell'ultima verifica: se sei arrivato qui molti mesi dopo, l'importo di oggi si controlla sul sito dell'INPS, nella scheda dell'assegno unico, oppure facendolo guardare a un patronato — che è gratis. Il numero che conta è sempre quello dell'INPS, non il nostro.
Delle maggiorazioni qui non scriviamo le cifre apposta: sono quattro casi diversi con conti diversi e ognuno merita di essere spiegato per bene invece che liquidato in una riga. Ci faremo un articolo a parte.
La data da segnare: 30 giugno
Questa è la parte che costa soldi veri a chi non la sa.
- Senza un ISEE valido, da marzo l'assegno viene pagato al minimo — 58 € invece di 227 €, per ogni figlio, ogni mese.
- Se presenti la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica, cioè il modulo dell'ISEE) entro il 30 giugno, ti pagano gli arretrati da marzo.
- Se la presenti dopo, l'importo pieno parte dal mese successivo e i mesi prima restano al minimo. Quei soldi non tornano indietro.
Per una famiglia con due figli, fra un ISEE fatto a gennaio e uno fatto a settembre ci sono diverse centinaia di euro. Come si fa l'ISEE sta in ISEE passo passo: come si fa da soli, dal telefono.
La domanda si fa una volta sola
Chi ha già una domanda accolta non deve rifarla: dal 2023 l'INPS continua a pagare d'ufficio. Quello che va rifatto ogni anno è l'ISEE, non la domanda.
Ci sono però cose che devi comunicare tu e se non lo fai l'importo resta sbagliato:
- è nato un altro figlio;
- è stata riconosciuta una disabilità;
- vi siete separati;
- è cambiato l'IBAN su cui ricevi i soldi;
- un figlio ha compiuto 18 anni.
Come si chiede la prima volta
Sul sito dell'INPS con SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), Carta d'Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi, oppure dall'app INPS Mobile. Oppure gratis a un patronato, che è la strada giusta se la tua situazione è complicata — figli in un altro paese, separazione, lavoro appena iniziato.
Serve l'IBAN di un conto o di una carta con IBAN intestata a te: l'assegno si riceve solo così, non in contanti. Se non ce l'hai, guarda Conto, prepagata o Poste: quello che cambia sta in una riga.
Tre cose che è meglio sapere prima
- L'assegno unico non toglie gli altri sostegni: si somma al bonus sociale sulle bollette e agli aiuti del comune.
- Se i genitori sono separati, l'assegno può essere diviso a metà fra i due: si indica nella domanda.
- Per i figli che vivono all'estero conta dove vivono: dal 21 aprile 2026 l'assegno spetta anche per i figli residenti in un altro paese dell'Unione europea, fuori dall'Unione no. È spiegato per intero in Figli che vivono all'estero: dal 2026 l'assegno unico spetta, ma solo dentro l'Unione europea.