Vivi in casa di chi ti assume: quante ore puoi lavorare, e quando puoi uscire
Chi dorme dove lavora non è a disposizione ventiquattro ore. Il contratto fissa un massimo di ore al giorno, undici ore di riposo, due ore di pausa in cui puoi uscire di casa e una domenica che non si può togliere.
Redazione Bahay 6 min di lettura
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Capita spesso di sentirsi chiedere di lavorare «h24», cioè di essere sempre disponibile perché si vive nella stessa casa della persona assistita. Nel contratto quel modo di lavorare non esiste. Chi dorme dove lavora ha un orario, ha delle pause e ha un giorno di riposo, esattamente come chi la sera torna a casa propria.
Le regole stanno nel CCNL Colf e Badanti 2025–2028, firmato il 28 ottobre 2025 da FIDALDO e DOMINA — le associazioni dei datori di lavoro — con FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS e FEDERCOLF.
Il nome preciso conta. Di contratti per il lavoro domestico ne esiste più d'uno e si somigliano, quindi qui diciamo sempre a quale ci riferiamo: è questo, quello i cui minimi vengono aggiornati ogni anno dalla commissione che si riunisce al Ministero del Lavoro. Il testo ufficiale si legge nell'archivio dei contratti del CNEL.
Vale per colf, badanti, baby sitter e per tutti gli altri lavori domestici. Qui sotto trovi gli articoli con il loro numero, così puoi mostrarli a chi ti ha assunto.
Quante ore, al massimo
Se sei convivente, cioè dormi nella casa dove lavori: massimo 10 ore al giorno, non consecutive, per un totale di 54 ore alla settimana.
Se non sei convivente: massimo 8 ore al giorno, non consecutive, e 40 ore alla settimana, distribuite su cinque o sei giorni.
«Non consecutive» è la parola che conta: le ore vanno spezzate durante la giornata, non messe una in fila all'altra.
C'è un caso a parte. Chi è convivente ed è inquadrato ai livelli B, B super o C può essere assunto anche fino a 30 ore alla settimana, con l'orario tutto dentro una sola fascia: dalle 6 alle 14, oppure dalle 14 alle 22, oppure concentrato in non più di tre giorni. In quel caso la paga si legge su una tabella diversa (la Tabella B) e l'accordo dev'essere scritto e firmato da tutti e due. Gli importi di quella tabella stanno nell'articolo sui minimi del 2026.
Undici ore di riposo, e due ore in cui puoi uscire
Questa è la parte che quasi nessuno conosce. È l'articolo 14, comma 4, e lo riportiamo per intero:
«Il lavoratore convivente ha diritto ad un riposo di almeno 11 ore consecutive nell'arco della stessa giornata e, qualora il suo orario giornaliero non sia interamente collocato tra le ore 6.00 e le ore 14.00 oppure tra le ore 14.00 e le ore 22.00, ad un riposo intermedio non retribuito, normalmente nelle ore pomeridiane, non inferiore alle 2 ore giornaliere di effettivo riposo. Durante tale riposo il lavoratore potrà uscire dall'abitazione del datore di lavoro.»
Detto con parole semplici: ogni giorno ti spettano undici ore di fila senza lavorare, e nel mezzo della giornata almeno due ore di pausa vera — e in quelle due ore puoi uscire di casa. Non è un permesso da chiedere: è scritto nel contratto. Le due ore non sono pagate, perché non sono lavoro.
Poco più avanti, lo stesso articolo dice una cosa collegata: lavarsi, riposare, occuparsi delle proprie cose sono attività che stanno fuori dall'orario di lavoro (comma 7). Quindi non si contano come pausa.
La domenica non si vende
Il riposo settimanale è di 36 ore per chi è convivente: 24 ore devono cadere di domenica, le altre 12 in un altro giorno concordato. Per chi non è convivente sono 24 ore, la domenica.
Il contratto usa una parola netta: il riposo della domenica è irrinunciabile (art. 13, comma 3). Vuol dire che non si può rinunciare nemmeno dicendo di sì, e nemmeno in cambio di denaro.
Se per un'emergenza vera — qualcosa di imprevedibile, non l'organizzazione normale della casa — ti viene chiesto di lavorare di domenica, ti spettano due cose insieme:
- Lo stesso numero di ore di riposo il giorno dopo. Se la domenica hai lavorato tre ore, il lunedì quelle tre ore non le lavori. Non è un recupero da concordare: è dovuto.
- Le ore pagate con il 60 % in più, perché sono lavoro straordinario. La domenica non è un giorno di lavoro: lavorarci è per definizione una cosa fuori dalla norma, e le cose fuori dalla norma si pagano di più. Le altre maggiorazioni sono più avanti, in «Le ore in più si pagano».
Se professi una religione che celebra un giorno diverso dalla domenica, si può concordare di spostare il giorno di riposo: vale a tutti gli effetti (art. 13, comma 4).
Se ti chiedono di stare in casa la notte
Stare in casa di notte e lavorare di notte sono due cose diverse, e il contratto le paga in modo diverso.
- Presenza notturna (art. 11): sei lì solo per esserci, e la presenza sta tutta fra le 21.00 e le 8.00. Si paga con una tabella sua, e chi ti assume ha l'obbligo di lasciarti dormire, in un alloggio adatto. Se durante la notte ti chiede prestazioni diverse dalla semplice presenza, quelle ore si pagano in più, a ore.
- Assistenza notturna discontinua (art. 10): sei assunta proprio per assistere qualcuno di notte, fra le 20.00 e le 8.00. Anche qui c'è una tabella apposta, e restano garantite 11 ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro.
In tutti e due i casi l'assunzione dev'essere fatta per iscritto, con l'ora di inizio e quella di fine.
Le ore in più si pagano, e c'è scritto quanto
Il lavoro oltre l'orario è straordinario e va chiesto, di regola, con almeno un giorno di preavviso (art. 15, comma 5). Le maggiorazioni sono queste:
- +25 % dalle 6.00 alle 22.00;
- +50 % dalle 22.00 alle 6.00;
- +60 % di domenica o in una festività;
- +10 % per chi non è convivente, sulle ore dalla quarantunesima alla quarantaquattresima della settimana, se stanno fra le 6.00 e le 22.00.
C'è poi il lavoro notturno che rientra nell'orario normale, cioè quello fra le 22.00 e le 6.00: si paga con il 20 % in più (art. 14, comma 6).
Se il tuo lavoro non assomiglia a questo
Se leggendo hai riconosciuto il contrario — nessuna pausa, nessuna domenica, nessuno che conta le ore — non sei l'unica persona a cui succede, e non è una cosa da risolvere da sola.
Due cose puoi farle da subito:
- Scrivi le ore. Un quaderno con la data, l'ora di inizio e l'ora di fine vale molto più di un ricordo. Serve a te per capire quante ore fai davvero, e serve a chiunque guarderà il tuo caso.
- Fatti leggere la busta paga da un patronato o da un sindacato. È gratis, e sono le persone che fanno questo di mestiere.
Bahay Italia non è un patronato e non fa i conti al posto tuo: ti spiega come sono fatte le regole, così quando vai da qualcuno sai già che cosa chiedere.
Hai un dubbio sul tuo caso? Scrivilo nella sezione Lavoro della community: rispondiamo lì, e la risposta resta a disposizione di chi ha lo stesso problema.